Da un po' di giorni non sto bene, la dottoressa mi ha dato dei giorni di malattia e allora mi riposo e mi guardo un po' di film.
Ieri ho visto The Queen di Stephen Frears.
Il film, infatti, esplora la settimana che va dalla morte di Diana Spencer al suo funerale e mostra l'impatto che l'evento tragico ha avuto sulla regina Elisabetta II in particolar modo, sul primo ministro Tony Blair appena eletto, sulla famiglia reale e sul popolo britannico e non.
Il 31 agosto 1997 ero in Inghilterra, arrivavo da Parigi e mi ero fermata a Dover e a Londra per una settimana e stavo per partire pe la Scozia, Inverness.
Io e il mio compagno di interrail stavamo facendo colazione quando il proprietario del B&B in cui alloggiavamo arriva in lacrime dandoci la triste notizia della morte di Lady Diana Spencer.
Ora, non voglio essere cinica e lì per lì sono si rimasta sicuramente sbigottita e dispiaciuta dalla notizia ma ho visto scene di isteria che ancora non risco a capire o meglio non voglio capire.
Un cosa su cui punta molto il film in questione è la rigidità della sovrana inglese che pur di essere coerente con se stessa e i propri sentimenti rischia degli atteggiamenti decisamente impopolari che rischiano di compromettere il buon andamento del suo regno.
D'altra parte invece è messo di sicuro sotto una luce più bonaria il novello primo ministro che cerca di convincere una donna che è stata cresciuta nel credere che la sua carica fosse voluta e data da Dio a fare la cosa giusta non per lei ma per il popolo.
In quei giorni di lutto che hanno preceduto il funerale di Lady D la famiglia reale non ha proferito parola e ha preferito non tornare a Londra e rimanere nella tenuta estiva di Balmoral in Scozia. Non si sa se tutto questo fosse stato fatto per proteggere i due principi da poco orfani di madre dalle folle curiose o perchè Diana non facendo più parte della famiglia reale non era ritenuta degna di un discorso ufficiale.
Sicuramente non è stata una scelta facile quella di parlare agli inglesi, ricordo di aver visto a Buckingam Palace le macchine nere che riportavano i Reali a casa. Ricordo che dopo qualche ora mentre ero in un negozio di sport per fare gli ultimi acquisti il tanto atteso messaggio alla nazione arrivò e io vidi fermarsi l'Inghilterra.
Un'esperienza quasi inverosimile, silenzio di tomba ovunque, il traffico azzerato e si erano tutti fermi ad ascoltarla.
Non un accenno di una qualsiasi emozione, un discorso breve e chiaro, decisamente non sincero, di una donna costretta a dire qualcosa di cui non aveva voglia.
Ed Helen Mirren è stata enormemente credibile nel ricreare con il solo volto la durezza e la fragilità di una donna che deve fare tutti i giorni i conti con i propri sudditi e la propria coscienza.
Il ritratto della regina Elisabetta II non ne esce però devastato, alla fine il film racconta delle vicende che un po' tutti hanno immaginato, era palese che questa donna non avesse per niente simpatia per quella ex nuora così fragile ma così popolare.E alla fine fuoriesce solamente l'immagine di una donna pubblica impigliata fin da giovanissima tra ragion di Stato e vita privata.
Ottimo anche la descrizione del rapporto di reverenza tra Tony Blair e questa anziana sovrana che non risparmia nessuno ma il regista Stephen Frears non è un novellino e i suoi primi piani costruiti con saggezza regalano attimi di grande cinema.
Da questo film ho saputo una cosa che ignoravo, la Regina non può votare alle elezioni per il primo ministro del suo governo.
Il 31 agosto 1997 ero in Inghilterra, arrivavo da Parigi e mi ero fermata a Dover e a Londra per una settimana e stavo per partire pe la Scozia, Inverness.
Io e il mio compagno di interrail stavamo facendo colazione quando il proprietario del B&B in cui alloggiavamo arriva in lacrime dandoci la triste notizia della morte di Lady Diana Spencer.
Ora, non voglio essere cinica e lì per lì sono si rimasta sicuramente sbigottita e dispiaciuta dalla notizia ma ho visto scene di isteria che ancora non risco a capire o meglio non voglio capire.
Un cosa su cui punta molto il film in questione è la rigidità della sovrana inglese che pur di essere coerente con se stessa e i propri sentimenti rischia degli atteggiamenti decisamente impopolari che rischiano di compromettere il buon andamento del suo regno.
D'altra parte invece è messo di sicuro sotto una luce più bonaria il novello primo ministro che cerca di convincere una donna che è stata cresciuta nel credere che la sua carica fosse voluta e data da Dio a fare la cosa giusta non per lei ma per il popolo.
In quei giorni di lutto che hanno preceduto il funerale di Lady D la famiglia reale non ha proferito parola e ha preferito non tornare a Londra e rimanere nella tenuta estiva di Balmoral in Scozia. Non si sa se tutto questo fosse stato fatto per proteggere i due principi da poco orfani di madre dalle folle curiose o perchè Diana non facendo più parte della famiglia reale non era ritenuta degna di un discorso ufficiale.
Sicuramente non è stata una scelta facile quella di parlare agli inglesi, ricordo di aver visto a Buckingam Palace le macchine nere che riportavano i Reali a casa. Ricordo che dopo qualche ora mentre ero in un negozio di sport per fare gli ultimi acquisti il tanto atteso messaggio alla nazione arrivò e io vidi fermarsi l'Inghilterra.
Un'esperienza quasi inverosimile, silenzio di tomba ovunque, il traffico azzerato e si erano tutti fermi ad ascoltarla.
Non un accenno di una qualsiasi emozione, un discorso breve e chiaro, decisamente non sincero, di una donna costretta a dire qualcosa di cui non aveva voglia.
Ed Helen Mirren è stata enormemente credibile nel ricreare con il solo volto la durezza e la fragilità di una donna che deve fare tutti i giorni i conti con i propri sudditi e la propria coscienza.
Il ritratto della regina Elisabetta II non ne esce però devastato, alla fine il film racconta delle vicende che un po' tutti hanno immaginato, era palese che questa donna non avesse per niente simpatia per quella ex nuora così fragile ma così popolare.E alla fine fuoriesce solamente l'immagine di una donna pubblica impigliata fin da giovanissima tra ragion di Stato e vita privata.
Ottimo anche la descrizione del rapporto di reverenza tra Tony Blair e questa anziana sovrana che non risparmia nessuno ma il regista Stephen Frears non è un novellino e i suoi primi piani costruiti con saggezza regalano attimi di grande cinema.
Da questo film ho saputo una cosa che ignoravo, la Regina non può votare alle elezioni per il primo ministro del suo governo.
postato da: niveaecannella alle ore 19:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:stephen frears, the queen, helen mirren, elisabetta ii, diana spencer
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